UN CUORE NELL’OSCURITÀ

Chi salverà Emily, se tutti la credono morta?

Emily ha solo dieci anni ed è scappata di casa per vedere la Parata del 4 luglio. Vuole punire suo padre, il famoso produttore cinematografico David Parker, per non aver mantenuto la promessa di accompagnarla ai festeggiamenti e allo spettacolo dei fuochi artificiali.
Quando la polizia trova tracce del suo sangue sulla scogliera di Aquinnah, tutti pensano che, a causa del buio, Emily sia scivolata sulle rocce e caduta in mare.
Nessuno sa che la bambina è prigioniera in uno squallido scantinato, non troppo distante da Promises House, la casa della sua famiglia.

Un nuovo, emozionante mistero da risolvere per Nora Cooper, agente immobiliare con il sorprendente dono di comunicare con l'aldilà.

Una protagonista che ha conquistato il cuore dei lettori. Una serie Bestseller della Rete.
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Cinque anni con Nora Cooper #CoverReveal

Ebbene sì. Sono già passati cinque anni da quando ho pubblicato il primo libro della serie di cui Nora Cooper è protagonista. Tanta acqua è passata sotto i ponti.
Tanta vita, soprattutto.
Nora è diventata amica e compagna delle mie giornate, mi riempie la testa di storie che non chiedono che di esistere, e i lettori si sono affezionati a lei.
Insomma. C'era questo speciale compleanno e c'ero io,  con un'infinità di cose da far quadrare, come sempre.
Come festeggiare Nora?
Le idee erano tante, ma poi il pensiero che è rimasto più solido tra i miei propositi è stato quello di fare un “restyling” della serie.
Sarà che per me le storie rimangono sempre vive, che non riesco mai ad abbandonarle del tutto. Mi piaceva l'idea, in qualche modo, di “ripensarle”, attraverso nuove immagini.
Così, con una giusta dose di ansia, inauguro il mio “restyling” proprio con la cover dell'ultimo uscito. Sono partita da qua, perché mi è piaciuta l'immagine che mi hanno proposto per Amanda. E ci sono tante cose, nella copertina, che ben si accordano con la storia. L'aspetto un po' malinconico di Amanda, la luce che ricorda i fari di un'auto, l'atmosfera sospesa, il senso di mistero...
Insomma, spero che piaccia anche a voi.
Chi ha già comprato il libro, noterà anche che ho cambiato il titolo. Non lo faccio con il cuore leggero, ma bisogna saper riconoscere quando qualcosa non funziona abbastanza. E nel titolo precedente (mea culpa) forse non c'era la giusta dose di suspense e di mistero che Amanda merita.

In attesa delle altre, ecco la nuovissima cover di “Cercando Amanda”.
Spero con tutto il cuore che vi piaccia.
     A presto,
             Giulia


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Dieci buoni motivi per cui scrivo storie mystery

Stavo combattendo con il vetro di una finestra - niente di più del vetro di una grande finestra - che a un certo punto della mia storia doveva essere indistruttibile e in un altro momento della stessa storia mi serviva si rompesse perché la mia protagonista potesse salvare una vita.
Combatto con problemi come questo ogni giorno, diverse volte al giorno, mentre scrivo. Ma questa volta mi è venuto da chiedermi: perché ho scelto di scrivere mystery?

Sapete... Non è sempre così semplice. Bisogna far tornare i conti e pensare molto al plot, e intrecciare così tanti fili stando ben attenti a non fare confusione e a non lasciarne nessuno in sospeso...

Comunque, queste sono le risposte che ho trovato per la mia domanda:


1) Conoscete un altro modo di uccidere qualcuno senza finire in prigione? O, capovolgendo: conoscete un altro modo di salvare chi amate senza rischiare la vostra vita?

2) Nell'eterna lotta tra il bene e il male, quando scrivi un mystery puoi far vincere il bene ogni volta che vuoi. Che magnifica sensazione! Il mondo è pieno di cattive notizie e di incertezze, ma io ho sempre il mio lieto fine.

3) Posso mettere nelle mie storie persone che detesto e farle trovare in situazioni così infernali che riesco a sentirmi meglio senza alcun senso di colpa.

4) Io amo le domande e un mystery è un enorme contenitore di domande.

5) Qualsiasi cosa succeda nelle mie storie, posso sempre pensare che è tutta finzione.

6) Posso scoprire l'assassino prima di chiunque altro.

7) Quando prendo informazioni sul modo migliore per uccidere qualcuno senza lasciare tracce, nessuno fa strani pensieri su di me.

8) Posso pensare: “vorrei ucciderlo (o ucciderla)” senza sentirmi in colpa.

9) Mi sento un po' meno strana se la prima cosa che guardo, quando apro un quotidiano, sono gli annunci funebri.

10) Scrivo mystery semplicemente perché questo è il tipo di storie che mi piace leggere, e ancora di più, scrivere.

     Ciao,
            Giulia

Io, Amazon, il Biancospino e il Salone del libro di Torino

Non so quale sia la vostra paura più solida. La mia – fino a qualche giorno fa – era quella di parlare in pubblico. È facile dire “sei una scrittrice... che problemi puoi mai avere con le parole?”. Cambiate prospettiva. Qualche volta chi scrive lo fa anche per non parlare. Una strana forma di afasia. Abbiamo il nostro mondo di parole scritte e spesso ci basta.
Succede poi però che Amazon ti chiami per partecipare a ben due incontri al Salone del libro di Torino e tu – che ti spezzi i pensieri e passi ore davanti al computer per fare questo lavoro e per farlo al meglio – ti dici che non puoi permetterti di dire di no.
Stiamo parlando dei tuoi libri, dei libri che tanto ami. Non faresti questo piccolo-grande sacrificio per loro?
Il senso di colpa. Il grande motore della storia. Funziona. E ho detto sì.

Ho passato le settimane successive al mio 'sì' ad Amazon chiedendomi spaventata: “e adesso?” 
Penso che uno dei motivi per cui sono stata invitata a partecipare a questi due panel è che “Prima di dire addio”, primo libro della serie di Nora Cooper, è stato l'ebook più venduto su Amazon nel 2014.
“Non sarò in grado di rendere giustizia a questo risultato”, mi ripetevo, scettica.
Ma avevo detto di sì. E l'avevo detto in modo convinto. Come il condannato che si rassegna alla sua pena.
Arriva sempre un momento, nella vita – mai a suon di carezze – in cui senti che devi giocare il tutto per tutto e buttare il cuore oltre l'ostacolo. Altrimenti le paure diventeranno fobie.
La preparazione alla mia conversazione informale al Salone del Libro è cominciata con lunghi monologhi pronunciati ad alta voce in macchina (e nemmeno voglio immaginare cosa avranno pensato i miei 'vicini di coda', nel traffico). All'inizio mi faceva persino strano sentire la mia voce e perdevo continuamente il filo del mio discorso immaginario. Ve l'ho detto, non sono abituata. Poi mi sono resa conto che era un esercizio utile e ho continuato fino al mio arrivo in albergo a Torino.
Ma la preparazione non si è fermata qui.
Uso la medicina omeopatica e ho scoperto che il Gelsemium è il rimedio per chi ha paura di parlare in pubblico. E allora: un tubo dose una settimana prima dell'evento e un altro la sera prima.
Mia sorella mi ha regalato una pietra di turchese (che ho stretto in mano tutto il tempo). Qualche goccia di Biancospino ha fatto il resto.
Il risultato? Dal mio punto di vista soddisfacente. Non so se avrei potuto fare meglio e dire cose più intelligenti. Forse sì. Ma tutto sommato me la sono cavata e tra un incontro e l'altro la notte sono riuscita anche a dormire.

Quale è stato il mio 'elisir'? Il premio che viene dato all'eroe che ha il coraggio di affrontare il viaggio?
Ho conosciuto persone squisite con le quali spero di rimanere in contatto (vi assicuro che l'Ufficio Stampa e i Responsabili di Amazon e di CreateSpace, il team di Mirandola Comunicazione, Mia Ceran e tutte le persone che hanno partecipato con me a questo evento sono in gamba e piacevolissime). Di più: ho incontrato colleghi che conoscevo solo virtualmente e che sono persone speciali, come Luca Rossi e Wirton Arvel. Ho fatto nuovi incontri - piacevolissimi - con altri autori indipendenti. 
Riccardo Bruni, Massimo Volta, Caterina Emili, Jenny Anastan... è stata davvero una grande occasione esserci conosciuti. Non perdiamoci di vista!
Ho avuto delle bellissime interviste (questa sul Corriere.it vale la pena di essere ricordata), ho ricevuto un invito molto interessante, che non ho potuto per il momento accettare. Ma forse, chissà, in futuro...
Ho capito di non essere un abile oratore ma di potercela fare, se necessario. E questa è forse la parte migliore di tutta la storia.
Tante righe, quindi, solo per dire che quando ci mettiamo in gioco sul serio, con le nostre paure più profonde, qualcosa di buono deve per forza accadere. 

             Namasté,
                      Giulia